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Rischio suicidario nei giovani adulti: campanelli d'allarme nella vita quotidiana

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il suicidio rappresenta la seconda causa di morte tra i 15 e i 29 anni, un’età critica di transizione, sottoposta a importanti pressioni psicobiologiche, relazionali e sociali. Questo dato pone un'importante sfida sanitaria che richiama l’importanza di strumenti sensibili ed efficaci di prevenzione. La prevenzione del rischio suicidario richiede non solo di riconoscere le condizioni di vulnerabilità più stabili, come la storia personale o familiare di psicopatologia, ma anche di identificare prontamente quei cambiamenti che possono verificarsi nel breve periodo. Un osservatorio privilegiato sono i contesti universitari, dove forme di disagio subclinico possono rappresentare un'emergenza silente in giovani senza disturbi psicopatologici conclamati. Monitorare il rischio suicidario nella vita quotidiana significa concentrarsi sui fattori prossimali, cioè sulle fluttuazioni intra-individuali di parametri comportamentali, fisiologici e contestuali che possono segnalare momenti di maggiore vulnerabilità. In questa popolazione, il monitoraggio delle variazioni nel ritmo sonno-veglia, nei livelli di attività, nell’attivazione fisiologica, in particolare in concomitanza con eventi quotidiani negativi, costituisce un fattore selettivo per comprendere non solo chi è più vulnerabile, ma anche quando il rischio tende ad aumentare.

Uno studio del Dipartimento di Psicologia Generale, in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova e pubblicato sul Journal of Affective Disorders, ha indagato tali indici in 104 studentesse e studenti universitari. Per una settimana, i partecipanti valutavano in diversi momenti della giornata, tramite un'applicazione su smartphone, il proprio stato emotivo, una misura composita di rischio suicidario (e.g., sofferenza psicologica, distress, agitazione psicomotoria, desiderio di vivere o di morire), e gli eventi positivi e negativi vissuti nella giornata. In parallelo, la durata del sonno notturno, l’attività motoria e la frequenza cardiaca venivano monitorate attraverso dispositivi indossabili (wearables).
I risultati hanno dimostrato l’importanza di monitorare i cambiamenti quotidiani rispetto al proprio andamento abituale nel sonno, all’attività motoria e alla frequenza cardiaca. Infatti, dormire meno del solito, avere un'attività più elevata del solito e avere una frequenza cardiaca più alta rispetto alla propria media aumentano il rischio suicidario il giorno seguente, e questa associazione risulta più forte nelle giornate caratterizzate da un maggior numero di eventi negativi.

Il monitoraggio continuo di questi parametri, facilmente ottenibile tramite dispositivi indossabili e smartphone, potrebbe trasformare i protocolli di prevenzione del rischio suicidario, in particolare nei Servizi di supporto psicologico universitari, consentendo di individuare i momenti di massima vulnerabilità, attraverso il monitoraggio comportamentale e la definizione di interventi preventivi personalizzati.
Per approfondire: Dell’Acqua, C., Mastromatteo, L. Y., Degasperi, G., Cellini, N., Soliman, L., Oppioli, L., Palomba, D., Scrimin, S., & Messerotti Benvenuti, S. (2026). Proximal contributors to suicide risk in college students: A multidimensional ecological momentary assessment. Journal of Affective Disorders, 412, 122148. https://doi.org/10.1016/j.jad.2026.122148